Voi siete il sale della terra !“
Care Sorelle, cari fratelli,
Queste parole di Gesù sono parole dal sermone della montagna:
“Voi siete il sale della terra !”
Gesù, alle persone che sono radunate attorno a Lui non ordina “Siate il
sale della terra!” ma asserisce che lo sono di già. Non avevano, queste
persone, delle doti particolari. Ciò malgrado, Gesù le considera capaci di
essere collaboratori all’edificazione del Regno di Dio.” Voi siete il sale
della terra” che promessa! E nello stesso tempo, che impegno per chi
ascolta! Che incoraggiamento è quest’affermazione, ma anche quanto
pretende! Forse sembra una cosa poco edificante, essere sale, ma è
una cosa essenziale: il sale conserva le derrate alimentari. Il sale rende
l’insipido sapido. Il sale purifica e disinfetta le piaghe. Il sale dissolve il
calcio, il ghiaccio: il sale è necessario alla vita. D’altro canto il sale non
ha un valore di per se stesso: lo acquista soltanto quando si unisce ad
un'altra sostanza . Ha un valore entrando in relazione con un’ altra cosa.
Si dissolve e sparisce per poter agire. Solo usandolo rivela la sua
qualità. Da solo, Il sale non vale nulla, la sua essenza e il suo agire sono
interdipendenti.
Questa riflessione tocca unargomento centrale e di grande importanza
per noi e la nostra Chiesa:
abbiamo asserito che l’essenza del sale non è da scindere dal suo
effetto. Lo stesso vale per la sequela a Cristo. Questo vuole far capire
Gesù con la parabola del sale a chi lo ascolta. Essere discepoli e agire
da discepoli è inscindibile ! Il messaggio di Gesù vuol essere ascoltato e
messo in pratica.
Essendo discepoli, si è invitati ad agire. Si può essere
discepoli soltanto agendo. Una sequela così effettiva è necessaria al
mondo come il sale che conserva, insaporisce e purifica. Come
mettiamo questa affermazione in pratica?
Partendo dalle qualità del sale possiamo dedurre per noi un profilo
spirituale. Essere sale della terra significa, per esempio, sprigionare gioia
di vivere, sperimentare il gusto della vita, dimostrarci saporiti e freschi,
perché portiamo in noi una speranza viva. Ma significa anche fare sì che
si sciolga il ghiaccio, dovunque incontriamo un’atmosfera di stagno.
Significa, cercare di operare in modo che cuori irrigiditi si
ammorbidiscano, significa lottare contro la morte che insidia le relazioni
umane, opporsi alla putredine, alla menzogna e alla indifferenza nella
società che ci circonda.
Essere sale della terra significa anche attivarsi
contro le tendenze di chiusura e fossilizzazione nell’ambito della chiesa.
Non sappiamo quale delle specifiche qualità del sale Gesù aveva in
mente parlando alla gente in ascolto. Ma una cosa è certa: il sale agisce
soltanto se viene sparso. Essere “Sale della Terra” significa essere
saldamente innestato nella vita, radicati in terra. Se noi, come membri
della nostra Chiesa ci proponiamo di raggiungere altri esseri umani,
dobbiamo muoverci al loro incontro. Dobbiamo uscire, lasciare le nostre
tane, solo dove spargiamo il sale si sviluppa il suo effetto. Il mio
pensiero è :
Come sale, noi cristiani siamo indispensabile componente del risotto di
questa terra…!
Amen.
"CHI SONO I PERDENTI"
Se le nostre chiese e le nostre comunità non vivono e non testimoniano concretamente
l'amore, sono enti inutili, fallimentari. Ma, le nostre vite personali e le nostre chiese
sono a servizio dell'amore?
Temo, in realtà, che noi guardiamo talmente al Cristo glorioso da nascondere
Temo, in realtà, che noi guardiamo talmente al Cristo glorioso da nascondere
e dimenticare il Gesù della storia, quello che in Palestina scelse le
"cattive compagnie",
cioè gli "impuri, i deboli, gli esclusi, i perdenti".
Se non seguiamo Gesù su questa strada, l'annuncio della "bella notizia"
Se non seguiamo Gesù su questa strada, l'annuncio della "bella notizia"
corre il rischio di diventare un annuncio di illusioni, un oppio del popolo, non
un reale impegno a "togliere dalla croce i crocefissi della storia".
Spesso ho la dolorosa percezione ,in cui
ho avvertito più archeologia che audacia evangelica,
che come chiesa noi cristiani stiamo ancora prevalentemente dalla parte dei crocifissori.
"Il cristianesimo ha dilapidato il suo potenziale di significatività salvifica e ha perduto gran parte della sua
credibilità come tradizione che dà senso all'esistenza. Un numero sempre maggiore di uomini e di donne sono stanchi di ascoltare parole che non significano nulla per la loro vita, e sono sazi di dottrine e solenni documenti sul cristianesimo. Sono assetati di fonti di acqua viva e cercano vie nuove di solidarietà, ma non trovano più nel cristianesimo quello che bramano di vedere,
toccare, sentire riguardo alla Parola di vita. In queste condizioni sempre di più si può applicare alle chiese il qualificativo di istituzioni zombi, una sorta
di morti viventi"
Noi cristiani/e non viviamo per far crescere o per servire le istituzioni ecclesiastiche.
Noi cristiani/e non viviamo per far crescere o per servire le istituzioni ecclesiastiche.
Viviamo a servizio del regno di Dio i cui pilastri fondamentali sono i due comandamenti dell'amore.
Amare la chiesa può oggi significare lottare perché essa si decentri da se stessa per cercare il volto,
la presenza di Dio nei sentieri della vita quotidiana,
scendendo dalla "carrozza della verità" per addentrarsi scalza, senza i calzari delle sicurezze umane.
Dio, spesso nascosto nelle ferite della storia, non è una sorgente disseccata,
Dio, spesso nascosto nelle ferite della storia, non è una sorgente disseccata,
ma c'è bisogno di un collirio che guarisca i nostri occhi per vedere (Apocalisse 3, 18)
e c'è bisogno di un nuovo orecchio per ascoltare il Suo grido.
Un avvertimento prezioso
Un avvertimento prezioso
.
La comunità cristiana ha il compito di aiutarci a tenere vive
e congiunte in noi queste due dimensioni. Su questa strada
ci precede Gesù: egli viveva intensamente il suo rapporto
creaturale con Dio, che amava come Dio suo e Dio nostro.
Da questa sorgente scaturivano in lui torrenti di amore, di tenerezza, di solidarietà. E' la nostra strada: "Fa' questo e vivrai" (Luca 10,28)
La comunità cristiana ha il compito di aiutarci a tenere vive
e congiunte in noi queste due dimensioni. Su questa strada
ci precede Gesù: egli viveva intensamente il suo rapporto
creaturale con Dio, che amava come Dio suo e Dio nostro.
Da questa sorgente scaturivano in lui torrenti di amore, di tenerezza, di solidarietà. E' la nostra strada: "Fa' questo e vivrai" (Luca 10,28)